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Come ogni romanzo
“Pagine bianche” di Jole Buonfiglio si presta a più chiavi di lettura
che dipendono dalla sensibilità e dal vissuto di colui che si immerge
nell’atmosfera che l’autrice riesce a creare. L’incipit “Sono sospesa
sul picco alto della Montagna Sacra...” ci suggerisce che, dopo una
personale ricerca spirituale, la scrittrice raggiunge la parte della
terra più vicina al cielo e visualizzando su uno schermo mentale il suo
passato, comprende che l’anima “non nasce e non muore mai, ma che è
eterna ed indistruttibile”. Così inizia un viaggio di esplorazione senza
alcun limite temporale, di avanti ed indietro tra avvenimenti e figure
che hanno avuto posto nel suo vivere e da cui ha imparato a conoscere un
pezzo di sé. La Buonfiglio spesso descrive strade che indicano percorsi
di vita, dove incontra persone che non fanno più parte del suo presente,
ma vivono dentro il suo mondo affettivo. I sogni narrati, come i
déjà-vu, rivelano messaggi che la scrittrice tenta di decodificare; e
l’ombra, che rappresenta la parte non domata di ciascuno di noi, compare
ogni tanto per risvegliare le sue energie positive ed aiutarla a
combattere le disarmonie interiori. Come in un film la Buonfiglio si
lascia trasportare dalle note di una colonna sonora che fa da sottofondo
ai momenti più significativi delle storie che intrecciano i destini dei
numerosi protagonisti, uomini e donne qualsiasi, legati tra loro
nell’impalpabile tessuto della scrittura. La solitudine è un fil rouge
che attraversa tutte le pagine di questo romanzo, ma esso rappresenta
soprattutto una sfida a superararla, trascendendola con l’amore.
Jole Buonfiglio è nata e risiede
a Napoli, splendida e problematica città che ama in modo viscerale.
L’amore per il viaggio inteso come
esperienza umana e culturale le è stato trasmesso dal padre che durante
l’infanzia la conduceva con sé nei suoi spostamenti di lavoro; ogni
città visitata diventava per lei un luogo del cuore. Dopo aver
conseguito la maturità classica si è laureata in scienze biologiche
sognando di divenire ricercatrice, ma la strada si è rivelata troppo
ripida e quindi, in qualità di Ordinaria di Cattedra presso le Scuole
Medie Superiori, si è dedicata all’insegnamento per trenta anni
frequentando contemporaneamente la facoltà di Medicina; studi che non ha
terminato per dedicarsi alle cure familiari. Iscritta all’ordine dei
Biologi è stata direttrice di laboratorio, perito esperto presso il
Tribunale di Napoli e biologa del Gruppo Speleologico Italiano.
Si è impegnata nel sociale: volontaria
ospedaliera e presso ospizi di anziani ed orfanotrofi.
Ama molto ed indistintamente tutti gli
animali che sono stati una presenza costante nella sua vita ed ha scelto
da molti anni di essere vegetariana. Cura amorevolmente le sue piante
che definisce “anime verdi”.
Da quando è in pensione si dedica alle
sue passioni: bricolage, lettura, scrittura, poesia, musica. Raccoglie e
colleziona gli oggetti che colpiscono la sua fantasia, che hanno una
storia, che nessuno vuole, riutilizzandoli in modo personale e donando
loro nuova vita. |