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Il desiderio di scrivere un
diario, con prospettive diverse dalle attuali, mi era venuto durante la
permanenza a Genova. Poi la prematura scomparsa della nostra splendida
figlia Lucia mi ha frenato.
Mi sembrava di rivivere un’emozione troppo forte attraverso il racconto
quasi istantaneo di un interminabile susseguirsi di speranze e
delusioni, ma un bel giorno è accaduto qualcosa che mi ha liberato da
ogni remora e anzi mi ha spinto a compiere decisamente il passo che mi
accingo a fare.
Posso solo dirvi che, come è mia abitudine in campo professionale nella
redazione degli atti giudiziari in cui cerco di esporre con chiarezza al
giudice le ragioni di una mia richiesta, ciò che leggerete vuole essere,
almeno nelle intenzioni, null’altro che una fedele testimonianza di una
serie di eventi indimenticabili per la vita della mia famiglia. Fatti
realmente vissuti che, per certi aspetti, avrebbero potuto mettere a
repentaglio la sua compattezza e che, in realtà, hanno finito con il
cementarla ancor di più e con aprirle nuove prospettive di vita.
Questo e solo questo è il mio messaggio di speranza: una specie di
“c’ero anch’io” per coloro, e sono tanti consentitemi di dirlo, che
vivono un’esistenza difficile. Un invito a non mollare mai perché non
siamo soli.
Lassù qualcuno, con il suo esempio, da tempo ci ha indicato il difficile
cammino che ci attende per conseguire la vera pace. Lui ci ama e non ci
abbandona mai anche a costo di sottoporci a dolorose ed incomprensibili
rinunzie. Occorre avere tanta fede e forza d’animo per sperare di
comprendere il mistero della vita.
In questo, impegnativo, percorso narrativo sono felice di essermi
rispecchiato nei pensieri, sparsi qui e là, di una figura semplice e
luminosa quale Madre Teresa di Calcutta.
Desidero dedicare questo lavoro al mio cucciolo Lucia, a Grazia, mamma e
moglie esemplare, ai miei baldi e fieri cavalieri Marco e Francesco, tre
veri leoni per il coraggio mostrato in questi anni ed in particolare
negli ultimi mesi, e ringraziare tutti i nostri congiunti ed amici,
patrimonio
inesauribile di affetto e di solidarietà, i medici napoletani, tedeschi,
genovesi, nonché il personale paramedico che abbiamo avuto occasione di
conoscere nei vari frangenti più o meno drammatici per la partecipazione
al nostro dolore.
Giuseppe De Palma |